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Scritto da Administrator  
sabato 16 giugno 2007


 

AL GRAN  BALLO DELLA FEMMINILITA’

 

 

 

Miriam è ciò che si è soliti chiamare una ragazza di buona famiglia: genitori benestanti, sufficientemente viziata, educata, carina… E’ la terza di tre sorelle e quando è arrivata in terapia aveva grandi difficoltà a prendere atto di qualsiasi problema riguardasse la sua famiglia.

 Per sentirsi tranquilla e in equilibrio aveva bisogno di credere  in un’ armonia assoluta con tutti i componenti  del nucleo familiare, negando e cancellando qualunque dissapore, incomprensione o difficoltà.

Sapeva che qualcosa non andava nella sua vita e per questo aveva iniziato una terapia, ma per un lungo periodo ogni volta che si affacciava la pur minima possibilità di un aspetto conflittuale specialmente nei confronti della madre e delle sorelle, si irrigidiva e trovava mille modi per fare resistenza ed evitare di ammettere il problema.

Ciò che disturbava la vita di Miriam aveva a che fare con una profonda ansia, che in alcune circostanze si trasformava in paura e fobia, e anche con la sua relazione con gli uomini .

 Miriam aveva infatti significative difficoltà a fidarsi di qualcuno e a lasciarsi andare nella sessualità.

 

 

L’aspetto Cenerentola di Miriam non riguardava la sua vita esteriore piuttosto “principesca”, ma la condizione della sua vita emozionale ed affettiva: Miriam aveva imparato a relegare negli angoli più angusti di sé, tutto ciò che aveva a che fare con una sana affermazione femminile.

Come Cenerentola, Miriam viveva in una condizione dove tutto lo spazio dell’espressione e della vitalità era occupato dalla madre e dalle sorelle, dalle loro opinioni, dai loro disaccordi, dal loro essersi appropriate di tutte le caratteristiche proprie delle donne adulte. Il ruolo che lei si era ritagliata era quello della brava bambina, obbediente e comprensiva, e anche della mediatrice di qualsiasi conflitto si manifestasse tra gli altri componenti della famiglia.

Simbolicamente, il posto di Miriam  era nelle “cucine” , dove la sua bellezza  era occultata dietro agli “stracci”e dietro alla “cenere”.

 

 Il percorso terapeutico di Miriam, si è andato orientando verso la presa di coscienza dell’aspetto Cenerentola: Miriam ha iniziato ad accorgersi che non le era concesso nè  si concedeva di “partecipare al ballo”.

L’arrivo della fata con la sua bacchetta magica è avvenuto per Miriam in modo molto graduale: il primo passo è stato quello di accettare le componenti  matrigna e sorellastre di sua madre e  delle sue sorelle. Non senza difficoltà Miriam ha iniziato ad accorgersi dei loro aspetti competitivi, invasivi, poco complici e concorrenziali. Si è quindi resa conto della posizione dimessa che ha sempre vissuto nel suo ambito familiare.

 

Solo in un secondo momento, è stato possibile farle indossare un abito  per andare al ballo: ciò è avvenuto quando Miriam si è accorta che evitando di ammettere dentro di sé una zona profondamente conflittuale con le femmine della sua famiglia, stava negando qualsiasi forma di competizione e di aggressività nei loro confronti, con la conseguenza di negare anche di essere una donna adulta, dotata di bellezza e di sessualità.

Miriam ha iniziato ad ammettere la rabbia, il fastidio, l’invidia, la gelosia, il desiderio di essere la migliore e la più bella e, nel portare alla luce questi aspetti poco “nobili”, si è concessa di spazzare via la cenere dalla sua personalità.

 

Secondo le leggi della realtà, che sono un poco diverse da quelle delle fiabe, in questo lento percorso fatto a piccoli passi , Miriam-Cenerentola ha calzato la sua scarpetta: ha conosciuto già da diverso tempo un uomo, ha iniziato con lui una convivenza, di volta in volta incontrando le tante e complesse paure verso la relazione con lui, finchè pochi mesi fa hanno affrontato l’argomento tanto temuto e insieme desiderato da Miriam: quello del matrimonio.

 

 


 
   
     

 
 
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