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Sandra Pierpaoli | mercoledì 08 settembre 2010
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Scritto da Administrator  
domenica 04 febbraio 2007


IL LINGUAGGIO DELLA PELLE

 

 

La pelle è il primo organo di contatto tra il

bambino e le sue figure di riferimento.

La modalità di conoscere il mondo propria del

bambino è quella sensoriale, vale a dire che

tutti i messaggi che riceve attraverso il contatto

corporeo vanno a strutturare la sua prima

forma d’identità.

Un contatto primario che offre riconoscimento,

sostegno, contenimento, nutrimento, amore

permette al bambino di crescere nella sicurezza

e nella fiducia in sè e nell’altro e di definire

un sano confine tra SE’ E NON SE’. Viceversa

un contatto basato sull’ansia, la fretta,

la paura, l’ostilità, l’imbarazzo va a strutturare

un io corporeo insicuro e spaventato che si

appoggia sulle illusioni piuttosto che sulle esperienze

interne autentiche.

Una buona qualità di contatto permette al bambino

di compiere un armonico processo di crescita

che lo porta a sperimentare, attraverso

la pelle, il limite tra il suo corpo e quello di chi

si prende cura di lui, passando da uno stato indifferenziato in cui è fuso con l’altro (fase simbiotica) ad una progressiva differenziazione.

Un processo evolutivo sano prevede l’acquisizione

della capacità di discriminare i propri bisogni

di vicinanza da quelli di autonomia e di

esprimerli con il linguaggio verbale.

Quando il naturale processo di crescita viene

disturbato anche il solido senso di sè, la chiara

distinzione IO-TU, la capacità di articolare

richieste appropriate, risultano carenti e distorte.

Secondo un sistema omeostatico di ripristino

di un equilibrio personale psicocorporeo sarà a

questo punto la pelle a farsi carico di segnalare

il disagio non cosciente. E’ il caso delle numerose

manifestazioni cutanee che erompono

nella vita delle persone per aiutarle a fare luce

su aspetti altrimenti ignorati, relativi al contatto

intimo.

 

UN CASO DI DERMATITE:

LA NEGAZIONE DEL DESIDERIO

 

 

Sonia aveva interrotto l’ennesima relazione

sentimentale iniziata da pochi mesi, a causa

della poca disponibilità del partner.

Di lì a qualche tempo cominciò ad

apparire una dermatite che le deturpava

il volto, facendola vergognare

di esporsi agli altri ma costringendola

a rendere visibile questo

sgradevole aspetto di sè. Il sintomo

stava parlando di qualcosa ancora

non comprensibile ma determinante

per il suo percorso evolutivo.

Sonia non aveva mai sofferto di un

problema simile che si manifestava,

invece, proprio ora assumendo il significato

di un importante messaggio

per la terapeuta che la stava seguendo

già da due anni.

Lavorando in terapia, dunque,

emerse quanto Sonia negasse a se

stessa il desiderio di avere un legame

significativo con l’altro e di riconoscerlo come

importante per lei; Sonia iniziò a rendersi

conto che le persone che incontrava così poco

disponibili a coinvolgersi con lei erano in realtà lo specchio della sua mancanza di fiducia

nell’altro e della sua paura ad incontrarlo davvero.

Sonia aveva avuto una madre che non era stata

naturale e tranquilla nel contatto con lei, ma

le aveva trasmesso la sua ansia, il suo imbarazzo

e la sua insicurezza che copriva con un

modello di efficienza, autosufficienza come a

dire “sbrighiamoci a diventare adulti!”

Adesso la dermatite la costringeva a far vedere

a tutti il suo lato di bisogno che lei considerava

abominevole e inadeguato rispetto alla radicata

convinzione con cui era cresciuta che bisogna

essere indipendenti, autosufficienti.

A poco a poco Sonia cominciò a riconoscere e

ad accettare il suo proprio desiderio di relazione

intima: grazie anche al lavoro svolto con

la sua psicoterapeuta, il brutto aspetto di sè

portato in terapia venne accolto e curato attraverso

ripetuti interventi di contatto corporeo

su volto, collo e braccia.

Il coinvolgimento della terapeuta tramite il contatto

rispondeva al sintomo dicendo a Sonia:

1) questa cosa non è così brutta come la pensi;

2) non solo io l’accetto ma mi invita a creare

con te un rapporto molto più intimo e autentico;

3) tra di noi si può stabilire un contatto basato

sulla fiducia:

4) adesso puoi imparare a esprimere questo

bisogno, rischiando di farlo vedere agli altri.

La dermatite si attenuò sul volto, progredendo

verso il collo e le braccia fino a scomparire

del tutto.

Nei mesi successivi il lavoro terapeutico continuò

 nella direzione dell’esposizione dei desideri

di Sonia verso l’altro sesso, aiutandola a

mostrare con maggiore facilità la sua femminilità.

 

A distanza di qualche mese Sonia iniziò una

nuova relazione sentimentale in cui lei per prima

accettò di coinvolgersi in maniera piena

mettendosi completamente in gioco e trovando

così finalmente la corrispondenza dell’altro.

Il rapporto si trasformò in una convivenza soddisfacente e duratura.


 
Scritto da Administrator  
domenica 04 febbraio 2007

IL LINGUAGGIO DELLA PELLE

 

 

La pelle è il primo organo di contatto tra il

bambino e le sue figure di riferimento.

La modalità di conoscere il mondo propria del

bambino è quella sensoriale, vale a dire che

tutti i messaggi che riceve attraverso il contatto

corporeo vanno a strutturare la sua prima

forma d’identità.

Un contatto primario che offre riconoscimento,

sostegno, contenimento, nutrimento, amore

permette al bambino di crescere nella sicurezza

e nella fiducia in sè e nell’altro e di definire

un sano confine tra SE’ E NON SE’. Viceversa

un contatto basato sull’ansia, la fretta,

la paura, l’ostilità, l’imbarazzo va a strutturare

un io corporeo insicuro e spaventato che si

appoggia sulle illusioni piuttosto che sulle esperienze

interne autentiche.

Una buona qualità di contatto permette al bambino

di compiere un armonico processo di crescita

che lo porta a sperimentare, attraverso

la pelle, il limite tra il suo corpo e quello di chi

si prende cura di lui, passando da uno stato indifferenziato in cui è fuso con l’altro (fase simbiotica) ad una progressiva differenziazione.

Un processo evolutivo sano prevede l’acquisizione

della capacità di discriminare i propri bisogni

di vicinanza da quelli di autonomia e di

esprimerli con il linguaggio verbale.

Quando il naturale processo di crescita viene

disturbato anche il solido senso di sè, la chiara

distinzione IO-TU, la capacità di articolare

richieste appropriate, risultano carenti e distorte.

Secondo un sistema omeostatico di ripristino

di un equilibrio personale psicocorporeo sarà a

questo punto la pelle a farsi carico di segnalare

il disagio non cosciente. E’ il caso delle numerose

manifestazioni cutanee che erompono

nella vita delle persone per aiutarle a fare luce

su aspetti altrimenti ignorati, relativi al contatto

intimo.

UN CASO DI DERMATITE:

LA NEGAZIONE DEL DESIDERIO

Sonia aveva interrotto l’ennesima relazione

sentimentale iniziata da pochi mesi, a causa

della poca disponibilità del partner.

Di lì a qualche tempo cominciò ad

apparire una dermatite che le deturpava

il volto, facendola vergognare

di esporsi agli altri ma costringendola

a rendere visibile questo

sgradevole aspetto di sè. Il sintomo

stava parlando di qualcosa ancora

non comprensibile ma determinante

per il suo percorso evolutivo.

Sonia non aveva mai sofferto di un

problema simile che si manifestava,

invece, proprio ora assumendo il significato

di un importante messaggio

per la terapeuta che la stava seguendo

già da due anni.

Lavorando in terapia, dunque,

emerse quanto Sonia negasse a se

stessa il desiderio di avere un legame

significativo con l’altro e di riconoscerlo come

importante per lei; Sonia iniziò a rendersi

conto che le persone che incontrava così poco

disponibili a coinvolgersi con lei erano in realtà lo specchio della sua mancanza di fiducia

nell’altro e della sua paura ad incontrarlo davvero.

Sonia aveva avuto una madre che non era stata

naturale e tranquilla nel contatto con lei, ma

le aveva trasmesso la sua ansia, il suo imbarazzo

e la sua insicurezza che copriva con un

modello di efficienza, autosufficienza come a

dire “sbrighiamoci a diventare adulti!”

Adesso la dermatite la costringeva a far vedere

a tutti il suo lato di bisogno che lei considerava

abominevole e inadeguato rispetto alla radicata

convinzione con cui era cresciuta che bisogna

essere indipendenti, autosufficienti.

A poco a poco Sonia cominciò a riconoscere e

ad accettare il suo proprio desiderio di relazione

intima: grazie anche al lavoro svolto con

la sua psicoterapeuta, il brutto aspetto di sè

portato in terapia venne accolto e curato attraverso

ripetuti interventi di contatto corporeo

su volto, collo e braccia.

Il coinvolgimento della terapeuta tramite il contatto

rispondeva al sintomo dicendo a Sonia:

1) questa cosa non è così brutta come la pensi;

2) non solo io l’accetto ma mi invita a creare

con te un rapporto molto più intimo e autentico;

3) tra di noi si può stabilire un contatto basato

sulla fiducia:

4) adesso puoi imparare a esprimere questo

bisogno, rischiando di farlo vedere agli altri.

La dermatite si attenuò sul volto, progredendo

verso il collo e le braccia fino a scomparire

del tutto.

Nei mesi successivi il lavoro terapeutico continuò

 nella direzione dell’esposizione dei desideri

di Sonia verso l’altro sesso, aiutandola a

mostrare con maggiore facilità la sua femminilità.

 

A distanza di qualche mese Sonia iniziò una

nuova relazione sentimentale in cui lei per prima

accettò di coinvolgersi in maniera piena

mettendosi completamente in gioco e trovando

così finalmente la corrispondenza dell’altro.

Il rapporto si trasformò in una convivenza soddisfacente e duratura.


 
   
     

 
 
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