domenica 04 febbraio 2007
IL LINGUAGGIO DELLA PELLE
La pelle è il primo organo di contatto tra il
bambino e le sue figure di riferimento.
La modalità di conoscere il mondo propria del
bambino è quella sensoriale, vale a dire che
tutti i messaggi che riceve attraverso il contatto
corporeo vanno a strutturare la sua prima
forma d’identità.
Un contatto primario che offre riconoscimento,
sostegno, contenimento, nutrimento, amore
permette al bambino di crescere nella sicurezza
e nella fiducia in sè e nell’altro e di definire
un sano confine tra SE’ E NON SE’. Viceversa
un contatto basato sull’ansia, la fretta,
la paura, l’ostilità, l’imbarazzo va a strutturare
un io corporeo insicuro e spaventato che si
appoggia sulle illusioni piuttosto che sulle esperienze
interne autentiche.
Una buona qualità di contatto permette al bambino
di compiere un armonico processo di crescita
che lo porta a sperimentare, attraverso
la pelle, il limite tra il suo corpo e quello di chi
si prende cura di lui, passando da uno stato indifferenziato in cui è fuso con l’altro (fase simbiotica) ad una progressiva differenziazione.
Un processo evolutivo sano prevede l’acquisizione
della capacità di discriminare i propri bisogni
di vicinanza da quelli di autonomia e di
esprimerli con il linguaggio verbale.
Quando il naturale processo di crescita viene
disturbato anche il solido senso di sè, la chiara
distinzione IO-TU, la capacità di articolare
richieste appropriate, risultano carenti e distorte.
Secondo un sistema omeostatico di ripristino
di un equilibrio personale psicocorporeo sarà a
questo punto la pelle a farsi carico di segnalare
il disagio non cosciente. E’ il caso delle numerose
manifestazioni cutanee che erompono
nella vita delle persone per aiutarle a fare luce
su aspetti altrimenti ignorati, relativi al contatto
intimo.
UN CASO DI DERMATITE:
LA NEGAZIONE DEL DESIDERIO
Sonia aveva interrotto l’ennesima relazione
sentimentale iniziata da pochi mesi, a causa
della poca disponibilità del partner.
Di lì a qualche tempo cominciò ad
apparire una dermatite che le deturpava
il volto, facendola vergognare
di esporsi agli altri ma costringendola
a rendere visibile questo
sgradevole aspetto di sè. Il sintomo
stava parlando di qualcosa ancora
non comprensibile ma determinante
per il suo percorso evolutivo.
Sonia non aveva mai sofferto di un
problema simile che si manifestava,
invece, proprio ora assumendo il significato
di un importante messaggio
per la terapeuta che la stava seguendo
già da due anni.
Lavorando in terapia, dunque,
emerse quanto Sonia negasse a se
stessa il desiderio di avere un legame
significativo con l’altro e di riconoscerlo come
importante per lei; Sonia iniziò a rendersi
conto che le persone che incontrava così poco
disponibili a coinvolgersi con lei erano in realtà lo specchio della sua mancanza di fiducia
nell’altro e della sua paura ad incontrarlo davvero.
Sonia aveva avuto una madre che non era stata
naturale e tranquilla nel contatto con lei, ma
le aveva trasmesso la sua ansia, il suo imbarazzo
e la sua insicurezza che copriva con un
modello di efficienza, autosufficienza come a
dire “sbrighiamoci a diventare adulti!”
Adesso la dermatite la costringeva a far vedere
a tutti il suo lato di bisogno che lei considerava
abominevole e inadeguato rispetto alla radicata
convinzione con cui era cresciuta che bisogna
essere indipendenti, autosufficienti.
A poco a poco Sonia cominciò a riconoscere e
ad accettare il suo proprio desiderio di relazione
intima: grazie anche al lavoro svolto con
la sua psicoterapeuta, il brutto aspetto di sè
portato in terapia venne accolto e curato attraverso
ripetuti interventi di contatto corporeo
su volto, collo e braccia.
Il coinvolgimento della terapeuta tramite il contatto
rispondeva al sintomo dicendo a Sonia:
1) questa cosa non è così brutta come la pensi;
2) non solo io l’accetto ma mi invita a creare
con te un rapporto molto più intimo e autentico;
3) tra di noi si può stabilire un contatto basato
sulla fiducia:
4) adesso puoi imparare a esprimere questo
bisogno, rischiando di farlo vedere agli altri.
La dermatite si attenuò sul volto, progredendo
verso il collo e le braccia fino a scomparire
del tutto.
Nei mesi successivi il lavoro terapeutico continuò
nella direzione dell’esposizione dei desideri
di Sonia verso l’altro sesso, aiutandola a
mostrare con maggiore facilità la sua femminilità.
A distanza di qualche mese Sonia iniziò una
nuova relazione sentimentale in cui lei per prima
accettò di coinvolgersi in maniera piena
mettendosi completamente in gioco e trovando
così finalmente la corrispondenza dell’altro.
Il rapporto si trasformò in una convivenza soddisfacente e duratura. |